DAI RISPOSTE DA S.T.A.R. ALLA TUA PROSSIMA SELEZIONE

STAR Intervista selezione

 

È il momento. Il respiro si fa un pochino più veloce, il cuore mi sta battendo come impazzito. Il selezionatore mi ha fatto entrare nel suo ufficio, accomodare sulla sedia, e si appresta a farmi la prima domanda. L’ansia, la tensione da colloquio sale leggermente.

Cercano me, ne sono sicuro: l’inserzione parlava di qualcuno che ha esattamente le mie caratteristiche, le mie esperienze, le mie competenze. Devo solo farglielo capire.

Poi arriva la prima domanda: “Mi parli di sé”. E qui mi coglie il panico. Ora cosa gli dico?

Gli parlerà dei miei studi? Magari sono meno importanti dei successivi 20 anni di esperienza professionale, ma è partito tutto da lì. O forse gli devo raccontare dell’ultimo lavoro… o di quelli prima…

Gli devo raccontare la mia storia dall’inizio, da quando, ancora “pivello” ho cominciato a lavorare… e quanto tempo devo dedicare a ciascuna esperienza?

Ma soprattutto… sarò in grado di far capire al mio interlocutore esattamente che cosa so fare, quali sono le mie reali potenzialità, in che modo potrò essergli utile?

Queste, ed altre domande, tendono a accavallarsi nella mente di chi affronta una selezione, non rendendo giustizia alle reali potenzialità della persona a causa di una prestazione deludente in fase di chiarificazione della propria storia professionale.

La gestione dell’ansia è sicuramente un momento importante in ogni “esame”: la giusta quantità di tensione è sicuramente salutare, rispetto al mantenere alta l’attenzione, al fine di cogliere i segnali che il nostro interlocutore può inviarci.

Una corretta preparazione al colloquio può aiutare a prevenire un eccesso di ansia: sapere come rispondere ad una domanda è sicuramente un ottimo antidoto, e prepararsi la risposta a casa consente di farlo con calma, scegliere accuratamente i termini da usare, perfezionare i contenuti da trasmettere, migliorare la capacità di far cogliere le potenzialità del proprio profilo.

“Facile dire che ci si deve preparare a casa, ma chissà cosa mi chiederanno…? sosterrà qualcuno.

Sicuramente l’elenco delle domande che un selezionatore può fare è molto ampio: ogni dettaglio della vita professionale o personale del selezionato è, potenzialmente, indagabile.

È’ anche vero che alcuni temi avranno più probabilità di essere sondati di altri: uno di questi è sicuramente il contenuto delle attività professionali svolte nel corso della propria carriera.

“Mi parli della sua ultima esperienza” è fra le domande più frequenti che un candidato possa sentirsi proporre, e su cui dovrà spendere tempo per preparare una risposta.

Un metodo per rispondere efficacemente a questa domanda è quello che va sotto il nome di S.T.A.R.

Il metodo S.T.A.R. è un modo strutturato di rispondere alle domande di un’intervista di selezione, discutendo la Situazione (Situation) specifica, il Compito (Task), l’Azione (Action) e il Risultato (Result) della situazione che si sta descrivendo.

Le quattro “fasi del metodo S.T.A.R. sono:

S come SITUATION (SITUAZIONE)

T come TASK (COMPITO/OBIETTIVO)

A come ACTION (AZIONE)

R come RESULT(S) (RISULTATO/I)

La risposta alla domanda “Mi parli della sua ultima esperienza” dovrà, pertanto, attraversare queste quattro fasi, individuando una breve descrizione. Di seguito alcuni spunti per creare una “storia S.T.A.R.

S come SITUATION (SITUAZIONE)

  • Descrivi la situazione in cui ti trovavi o l’attività che dovevi realizzare.
  • Devi descrivere un evento o una situazione specifica, non una descrizione generalizzata di ciò che hai fatto in passato.
  • Assicurati di fornire dettagli sufficienti per farti capire dall’intervistatore.
  • Questa situazione può derivare da un precedente lavoro, da un’esperienza di volontariato o da qualsiasi evento rilevante.

T come TASK (COMPITO/OBIETTIVO)

  • A quale obiettivo stavi lavorando?
  • Che cosa hai bisogno di realizzare per affrontare la situazione?
  • Qual è stato il tuo ruolo riguardo al problema, al problema o al compito?

A come ACTION (AZIONE)

  • Descrivi le azioni che hai intrapreso per affrontare la situazione con una quantità appropriata di dettagli e concentrati su di te.
  • Quali passi specifici hai seguito e quale è stato il tuo particolare contributo?
  • Fai attenzione a non descrivere ciò che il team o il gruppo ha fatto parlando di un progetto, ma cosa hai effettivamente fatto.
  • Usa la parola “IO”, non “noi” quando descrivi le azioni.

R come RESULT(S) (RISULTATO/I)

  • Descrivi l’esito delle tue azioni e non essere timido nell’assumere credito per il tuo comportamento.
  • Cosa è successo?
  • Come è finito l’evento?
  • Cosa hai realizzato?
  • Cos’hai imparato?
  • Assicurati che la tua risposta contenga più risultati positivi.

Infine, qualche suggerimento finale, per costruire una Storia S.T.A.R. efficace

  • Assicurati di seguire tutte le parti del metodo S.T.A.R.
  • Devi essere il più specifico possibile in ogni momento, senza vagare o includendo troppe informazioni.
  • Spesso le persone devono essere incoraggiati a includere i loro risultati, quindi cerca di includerlo senza essere invitato.
  • Inoltre, elimina tutti gli esempi che non ti dipingono in una luce positiva.
  • Tuttavia, tieni presente che alcuni esempi che hanno un risultato negativo (come “perso il gioco”) possono evidenziare i tuoi punti di forza di fronte alle avversità.

Per concludere, la storia S.T.A.R dovrebbe durare circa 2 minuti e deve essere trasmessa con l’energia ed l’entusiasmo di un’esperienza reale che hai avuto (non deve essere necessariamente un’esperienza di lavoro, purché descriva un’abilità o un comportamento rilevanti).