"MI PARLI DI SE'" OVVERO L'ARTE DI COMPLICARSI LA VITA

Mi parli di sè“Mi parli di sé” è solitamente la prima domanda che un candidato si sente rivolgere durante un colloquio di selezione. Ed è una domanda che sembra creare molto imbarazzo e problemi.

Si tratta di una domanda con una struttura solo apparentemente semplice; al contrario spesso rivela un elevato livello di complessità, determinata sia dalla sua formulazione, sia dal momento in cui viene posta.

Una analisi “tecnica” della affermazione rivela infatti che si tratta di una domanda “aperta”, trattandosi infatti uno di quei quesiti che non consente una risposta “sì-no”, ma lascia libero il candidato di inventare la formulazione della risposta.

In particolare, la sua formulazione non rivela quello che potrebbe essere il reale interesse del selezionatore, ma sembra dare la possibilità al candidato di esplicitare qualsiasi argomento relativo alla sua persona. Anzi, proprio per la sua particolare espressione, sembra indurre generalmente le persone a parlare di sé in quanto persona, più che portarle a focalizzarsi sulla propria professionalità.

In più, trattandosi della domanda di apertura del colloquio, può risentire dell’ansia che un colloquio genera, e che è massima proprio all’inizio. Sebbene si tratti di una domanda “rompighiaccio” (vale a dire una domanda formulata per ridurre la tensione iniziale”) paradossalmente in quel contesto tende ad aumentare la tensione e a rendere più complessa la relazione.

Ma proviamo a ripartire dall’inizio.

Vieni contattato per svolgere un colloquio di lavoro. Magari è un po’ che aspetti una opportunità. Naturale è la sensazione di ansia, legata da un lato alla valutazione a cui pensi (giustamente) di essere sottoposto, dall’altra dalla speranza/desiderio di raggiungere l’obiettivo che nei tuoi pensieri dovrebbe cambiarti la vita.

Ti siedi e di fronte a te si accomoda un selezionatore. E cominciano a vorticarti nella testa centinaia di pensieri, su cosa penserà di te, su come questo lavoro ti potrà cambiare la vita, su cosa dovrai rispondere per impressionarlo positivamente e farti scegliere.

Qui comincia il primo problema. Tutti questi pensieri, spesso, ti distraggono da quello che è il tuo compito in quel momento: analizzare il problema del selezionatore e adattare le tue risposte alle sue esigenze.

Perché ciò che i candidati spesso dimenticano è che l’obiettivo di un selezionatore a colloquio non è conoscere il candidato, ma valutare la presenza/assenza (e spesso anche il livello) di alcune specifiche competenze. L’azienda ha un problema e ritiene che la persona che può risolverglielo debba avere alcune caratteristiche, e compito del selezionatore è verificarne la presenza nel selezionato.

Ma proseguiamo il nostro colloquio.

Il selezionatore si accomoda, saluti, scambio di convenevoli, e poi la domanda fatidica: “Mi parli di sé”.

E qui tu entri nel panico, non sai cosa rispondere, spesso metti insieme parole confuse, cercando di immaginare cosa possa interessare. Come a scuola, quando l’insegnante per aiutarti ti chiedeva un argomento a piacere. Mentre tu speravi in una domanda più diretta e più specifica.

Ebbene, esattamente come a scuola, la risposta è molto più semplice di quel che si immagini.

In primo luogo, PREPARAZIONE: se sai che ti faranno la domanda (e ti FARANNO la domanda, senza ombra di dubbio), la cosa più semplice da fare è preparare la risposta a casa. Magari non nei minimi dettagli, ma almeno una struttura generale DEVI averla già pensata.

E come strutturare la risposta? Sapendo che il selezionatore è interessato a sapere “chi sei professionalmente ORA”, una buona risposta deve essere come una fotografia al momento dato della tua professionalità.

  • Chi sei oggi come professionista?
  • Quali sono i problemi che sai risolvere oggi?
  • Puoi qualificare e quantificare la tua esperienza?
  • Di cosa ti piacerebbe occuparti?

Una buona risposta deve presentarsi come uno SLOGAN, della durata di 30 parole, in cui focalizzare l’attenzione del tuo interlocutore su chi sei oggi professionalmente, senza perdersi in inutili giri di parole o, ancora peggio, andare a toccare aspetti della vita privata non necessari (almeno in questa fase).

Un buon SLOGAN comincia con un semplicissimo “Sono un [titolo della professione per cui ci si candida]”, seguito da una descrizione/quantificazione/qualificazione della fonte della propria esperienza (“Con esperienza [durata] maturata presso aziende del settore”).

Solo in seguito si proseguirà entrando nel dettaglio della propria professionalità, raccontando per filo e per segno le proprie esperienze professionali. Il percorso (cronologico) della propria carriera (dove ho lavorato e quando) avrà tempo per essere esploso in ogni singolo elemento.

La domanda “Mi parli di sé” è il momento per mettere le fondamenta nella costruzione dell’idea che il selezionatore si farà di noi. Usiamolo al meglio.