Come migliorare la tua vita e la tua carriera con il coaching

Il lavoro e la carriera dovrebbero essere fonte di soddisfazione.

Il lavoro è, in primo luogo, fonte di soddisfazione dei bisogni materiali, in quanto generatore di reddito. Attraverso il lavoro, ci procuriamo i mezzi per poter acquistare beni e servizi di cui abbiamo necessità: dal cibo all’abitazione, dai servizi ausiliari come il parrucchiere a quelli primari come il medico che ci fornisce una prestazione specialistica. Il lavoro, attraverso lo stipendio che riceviamo, ci permette di soddisfare quei bisogni primari che ci accomunano tutti. Il luogo di lavoro è il posto dove trascorriamo molto del nostro tempo da adulti. Più del 50% della nostra giornata viene destinata al lavoro, e circa 12 anni complessivi della nostra vita sono occupati da esso. Per tale ragione è anche fonte di soddisfazione di altri bisogni, più sociali e personali.

È sul lavoro che soddisfiamo molti dei nostri bisogni di socializzazione, di incontro di altre persone e il riconoscimento del nostro essere. Ed è sempre sul posto di lavoro che spesso esprimiamo il nostro potenziale, dove sviluppiamo nuove capacità e conoscenze, superiamo i nostri limiti attuali, con l’obiettivo di raggiungere nuovi obiettivi.

Il posto di lavoro è quindi un luogo di opportunità, un luogo dove vivere e sperimentare serenità e gratificazioni. Serenità e gratificazioni che dovrebbero accompagnarci nella nostra vita extra lavorativa.

Eppure, proprio per l’importanza che riveste nella vita di ciascuno di noi, il lavoro e la carriera sono spesso fonti di frustrazione, di insoddisfazione, di stress, di emozioni negative. Il “cattivo” lavoro è una delle principali cause di problematiche psicologiche. Ansia, stress, difficoltà a dormire o affaticamento emotivo sono sintomi del “cattivo” lavoro.

Le cause di tale insoddisfazione sono molte e differenti. Certo il più semplice da considerare è uno stipendio non sufficiente a “pagare le bollette”: uno stipendio che non consente di soddisfare i bisogni materiali di base genera preoccupazioni per il presente e per il futuro, e tali preoccupazioni velocemente diventano causa di stress. Questa, però è solo una delle cause, e spesso la meno importante. Altre volte lo stipendio è sufficiente da un punto di vista della sussistenza, ma non viene percepito come corrispondente al proprio valore: “non vengo pagato per quello che valgo, per il lavoro che svolgo, l’impegno che ci metto, le difficoltà che risolvo alla mia azienda”. A volte si tratta di un disallineamento fra alcune esigenze psicologiche della persona e alcune caratteristiche dell’azienda: il modello di comunicazione o di leadership presenti, la chiarezza dei ruoli, ma anche elementi valoriali (potrebbe un animalista convinto lavorare in una pelletteria? Si tratta di un esempio estremo, ovviamente, ma di esempi meno estremi se ne possono incontrare quotidianamente). In altre occasioni ci si lamenta di attività non gratificanti, ripetitive, non corrispondenti alle proprie aspettative. O più semplicemente i rapporti con il proprio capo o con i colleghi sono conflittuali, continua fonte di tensione.

Un “cattivo” lavoro genera velocemente conseguenze sulla vita privata, conseguenze generalmente sgradevoli che possono danneggiare la qualità della vita extra lavorativa, i rapporti famigliari, le relazioni sociali. Le emozioni negative generate dalle situazioni professionali possono venir trasferite  nella vita priva: l’ansia o la rabbia, che una carriera non soddisfacente o un lavoro troppo impegnativo per i riconoscimenti ricevuti generano, si estendono alle relazioni personali, ai rapporti con i nostri cari, i nostri famigliari, i nostri amici. Insonnia, depressione, ansia sono sintomi spesso associati a una cattiva qualità della vita lavorativa. Che ci portiamo nella vita privata, e possono tradursi in tensioni nelle relazioni domestiche, in una estrema fatica a compiere le normali attività quotidiane.

Diventa pertanto importante riallineare tutti gli elementi della propria vita: di quella lavorativa e di quella personale. Un percorso di coaching può essere un momento per fermarsi, ragionare sulla propria vita e riappropriarsi delle proprie opportunità. Il coach è la persona che può accompagnarti nel cambiamento che vuoi affrontare.

Il Coach è un facilitatore che aiuta a costruire il futuro desiderato e ad attivare le risorse necessarie perché quel futuro diventi realtà. Il coaching è un processo attraverso il quale si aiutano le persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance. Questo processo comporta l’espressione piena della forza delle persone, che vengono aiutate ad aggirare i propri limiti e le proprie barriere perché possano dare il meglio di sé, a realizzare prestazioni sempre più efficaci. Nei percorsi di coaching, l’enfasi è posta sul cambiamento generativo. Ci si concentra sulla definizione e sul raggiungimento di obiettivi specifici. Le metodologie di coaching sono “orientate al risultato”, a sviluppare soluzioni e a stimolare nuove strategie di azione e di pensiero.

Affrontare un cambiamento, personale o professionale, richiede fiducia nelle proprie risorse, energia, equilibrio emotivo e motivazionale. Tutto questo non è però sufficiente: definire correttamente l’obiettivo da raggiungere, pianificare il percorso e mantenere costante l’impegno nella sua realizzazione sono aspetti fondamentali di qualsiasi transizione, di qualsiasi cambiamento. In particolar modo, di quelli che fanno riferimento alla carriera.

“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

Il coach è colui con cui definire un obiettivo, che sia raggiungibile, stimolante, ma soprattutto coerente con le tue reali esigenze, motivazioni, aspettative. Il coach è colui che ti aiuta a elaborare strategie per realizzare il tuo obiettivo, aiutandoti a definire di quali risorse già disponi e come utilizzarle al meglio, oltre che identificare quali sviluppare. A elaborare una strategia da utilizzare e a definire un’agenda di azioni da intraprendere. Il coach è anche colui che, accompagnandoti in questo percorso, ti ricorderà costantemente l’obiettivo, ti garantirà di non “perdere la rotta”, che ti potrà condurre a diventare la miglior versione possibile di te stesso.

Articolo apparso anche su ProntoProfessionista.it