IL LEGO DELLE COMPETENZE: CAMBIARE NARRAZIONE PER CAMBIARE MESTIERE

IL LEGO DELLE COMPETENZE: CAMBIARE NARRAZIONE PER CAMBIARE MESTIERE

“Voglio cambiare lavoro”, ma anche “Quale lavoro mi consiglia di cercare”. E ancora: “quale settore da più possibilità di occupazione?”.

Da molti anni queste ed altre domande simili mi vengono quotidianamente fatte da persone che ritengono di essere arrivate al termine del loro attuale percorso professionale, che dopo aver lavorato per molto tempo presso la stessa azienda o svolgendo le medesime mansioni decidono che è il momento di approcciare un cambiamento.

Quel cambiamento a volte è dovuto a problemi di motivazione (“non voglio più fare questo lavoro”), ma spesso è dovuto ad uno scontro con un mercato del lavoro non più così interessato a quella particolare professione.

Come diceva il vecchio proverbio, però, “a lasciare la strada vecchia per la nuova, si sa cosa si lascia non si sa cosa si trova”. E questo è una tipologia di pensiero che molti selezionatori hanno. Far loro capire come le “vecchie” competenze possano essere ancora utilizzabili in contesti nuovi non è sempre un passaggio così semplice e liberare, e sicuramente richiede una fase preparatoria importante di analisi, decostruzione e ricostruzione del proprio profilo professionale seguito dalla progettazione di una adeguata narrazione di supporto.

Il punto di partenza della questione è la consapevolezza del significato di alcuni termini, essenziali, ma spesso usati in modo improprio.

Le parole chiave del nostro discorso sono “professione” (ed il suo corollario “mansione”), “professionalità” (con il suo quasi sinonimo “profilo professionale”), “competenze”. Chiarirne il significato può aiutare a capire come procedere in queste situazioni.

Con “professione” si intende in questo contesto l’insieme delle attività svolte dalla persona nel corso della sua attività lavorativa. Si tratta di tutti quei “problemi” che quotidianamente la persona affronta e risolve.

In pratica il lavoratore può essere pensato come un “problem solver”, qualcuno a cui viene attribuito un compito da portare a termine, affidata una responsabilità e degli obiettivi da raggiungere. Queste attività possono essere suddivise in attività manuali, intellettuali o cognitive, relazionali, anche se questa suddivisione è spesso più teorica che reale, per la complessità di alcune attività che presentano caratteristiche derivanti da tutte e tre gli aspetti.

L’insieme delle caratteristiche personali necessarie a svolgere tali compiti passa sotto il nome di competenze. La tripartizione classica le suddivide in “sapere o conoscenze”, “saper fare o abilità” e “saper essere o capacità personali ed interpersonali”, ma spesso tale suddivisione è più teorica che reale, trattandosi di quegli aspetti del comportamento operativo necessari per svolgere una qualsiasi utilità e dove i suoi elementi fondanti (la tripartizione di cui sopra) spesso si fondono in elementi di livello più complesso.

Le competenze sono quindi gli elementi essenziali che accomunano tutte le attività, e sono quegli aspetti che permettono di passare con competenza/successo da un lavoro all’altro, sfruttando le somiglianze presenti fra i vari lavori.

La professionalità di una persona risulta pertanto composta dall’elenco delle attività che è in grado di svolgere oltre che dall’insieme delle competenze necessarie a svolgere tali attività.

Se il curriculum può essere pensato come il racconto delle attività svolte, l’insieme dei problemi risulti nel corso della propria carriera professionale, il colloquio e la lettera di presentazione hanno invece la funzione di facilitare l’esplicitazione delle proprie competenze, specie in quelle occasioni dove il profilo per cui ci si sta proponendo non è direttamente collegato alle precedenti esperienze.

Il selezionatore è portato a cercare sicurezze, un adeguato livello di certezza della capacità della persona di risolvere i problemi dell’azienda, problema che ha portato ad attivare una ricerca di personale.

Il più semplice e basico ragionamento che un selezionatore può fare è: “se lo hai già fatto, lo sai fare e quindi lo potrai rifare”. Questo riduce il rischio di inviare una persona non competente, sfruttando la somiglianza del passato con il problema, per prevedere il comportamento futuro del lavoratore.

Difficile capire quale livello di incertezza il selezionatore sia disponibile ad accettare nel caso in cui il passato non sia evidente predittore del futuro, ma è un tentativo che si può e si deve fare, nel caso in cui si desideri esplicitamente proporsi per una posizione differente rispetto a quelle precedentemente occupate.

In questo caso è necessario fare due passaggi fondamentali: attuare un processo di esplicitazione di tutte le competenze possedute e parallelamente, attraverso un processo di individuazione di somiglianze e similitudini con le esperienze passate, procedere a narrare il proprio profilo professionale evidenziandone i punti di contatto con il lavoro futuro.

Esplicitare le proprie competenze passate significa analizzare dettagliatamente il proprio percorso lavorativo, non limitandosi a raccontarlo per macroprocessi, ma individuando ogni singola attività svolta, le difficoltà e criticità presenti e immaginando quali caratteristiche personali siano state necessarie per affrontarle.

Una tecnica semplice e basica da utilizzare è quella di descrivere la propria giornata tipo, quasi fosse un racconto passo-passo di ciò che faccio tutti i giorni. Questo aiuta da un lato a addestrarsi a raccontare un evento, il lavoro, che è spesso molto implicito, che per sua natura diventa velocemente opaco alla coscienza, e che proprio per tali ragioni porta a evidenti difficoltà di narrazione ed a una tendenza alla banalizzazione.

Inoltre, il racconto passo-passo permette di evidenziare le doti personali necessarie ad affrontare i vari problemi che emergono sul lavoro e preparano a raccontarli in seguito.

Il passaggio successivo è quello di raccontare la propria professionalità come se fosse un insieme di problemi risolti, e non una semplice sequenza di attività. Questo è necessario farlo sia nella lettera di presentazione che durante il colloquio, cercando di utilizzare un linguaggio neutro, limitandosi a raccontare le azioni e non le valutazioni associate, ma soprattutto cercando di parlare dei problemi che ci si propone di risolvere e che sono di interesse dell’interlocutore.

Integrando queste due tecniche si riuscirà a decostruire e ricostruire il proprio profilo professionale, potenziandone la narrazione e facilitando un selezionatore restio a prendere in considerazione anche quei curriculum non del tutto in linea con la ricerca in corso